Mettiamo a confronto la regione musulmana con la religione cattolica.

si può dire che, per questioni principalmente economiche e politiche, la maggior parte della popolazione musulmana è socialmente più arretrata su alcuni temi (diritti delle donne, in questo caso). non è un fattore religioso ma umano questo. è una questione di educazione e mentalità. i cristiani, cattolici in primis, hanno sempre storicamente sottomesso le loro donne, ma la nostra società con i suoi cambiamenti (pari opportunità, movimenti femministi...) ha portato alla luce un'interpretazione più paritaria del cristianesimo. questa però è una modifica di credo religioso dovuta al cambiamento della società e non viceversa.

lunedì 18 gennaio 2010

Il pregiudizio verso la donna musulmana in Occidente ha un nome: velo.

Che si chiami burka, chador o foulard, esso assume, nell’immaginario collettivo occidentale,
significati precisi: sottomissione all’uomo, arretratezza, oppressione, violazione dei diritti
fondamentali, ignoranza.
Mai come negli ultimi anni, da quella sciagurata data dell’11 settembre 2001, abbiamo visto tante
donne velate sui giornali e nelle librerie, dove scaffali colmi di pubblicazioni di islamisti autorevoli
e di islamologi dell’ultim’ora, mostrano sulle copertine patinate veli di tutte le fogge.
Ma questa attenzione, a tratti morbosa, purtroppo pare non avere contribuito molto alla conoscenza
della figura della donna nell’Islam, e sicuramente non ha combattuto i luoghi comuni ad essa legati,
anzi rinforzandoli.

Nel nostro contesto il velo viene caricato inevitabilmente di una connotazione negativa e di valori
inconciliabili con la nostra cultura. Ciò crea un pregiudizio, che impedisce la conoscenza del
fenomeno,che si presenta molto più complesso e vasto,quanto eterogeneo e vasto è il cosiddetto
“mondo islamico”.

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